L’Università della Pace delle Nazioni Unite, eccellenze a servizio della pace nel mondo

10

Nov

2019

L’Università della Pace delle Nazioni Unite, eccellenze a servizio della pace nel mondo

Nov 10 2019

di Gianfranco Maselli

Come si riconosce un uomo che guarda davvero in avanti? Si può insegnare a farlo? Ne nascono pochi in grado di leggere lucidamente il domani fra le righe del presente, agendo conseguentemente in un humus politico e sociale critico per segnarlo indelebilmente e cercare e risollevarlo.

C’è una scintilla, una propositività, uno slancio alla concordia e all’azione che sembra albergare davvero in pochi e sintetizzarsi con un’abilità nel capire pienamente gli eventi di oggi prevedendo il domani.

Mettendo da parte il fascino che ognuno di noi potrebbe nutrire nei confronti di queste donne e questi uomini, forse sarebbe opportuno rispondere alle due domande con cui abbiamo esordito.

Se avessimo camminato lungo i corridoi della sede centrale dell’Università della Pace, istituita dalle Nazioni Unite in Costa Rica, al fianco di Kofi Annan nel 1991, probabilmente avremmo la risposta ad entrambi i quesiti con cui si apre questo articolo.

Il Segretario generale dell’Onu è da sempre automaticamente anche Presidente Onorario dell’ateneo. Una volta nominato, Annan decise di ristrutturare l’ateneo in cui i corsi si svolgevano solo in spagnolo, rendendola un posto globale dove si studiasse principalmente in inglese e si riflettesse concretamente non solo sulla formazione di leader per la pace ma anche sulla risoluzione di problemi dalla visibilità ancora ridotta come quelli ambientali. Questo ci fa capire come Kofi Annan guardasse più avanti di molti altri e come l’Università della Pace grazie a questo sia diventata un luogo di istruzione unico nel suo genere, teso a formare, magari, proprio uomini come lui.

Fondata nel 1980 in Costa Rica per un’idea dell’allora presidente Rodrigo Carazo Odio, che voleva educare il suo popolo alla pace dopo un aspro conflitto con il vicino Nicaragua, In quasi 40 anni di attività l’Istituzione ha sempre perseguito l’obiettivo di costruire e coltivare la capacità dei giovani di trasformare i conflitti fino a risolverli a livello locale, municipale, nazionale, regionale e anche internazionale, cercando di leggere nella trame del presente gli eventi futuri e, conseguentemente, le soluzioni migliori da applicare.

Il fatto che il Presidente Onorario sia anche Segretario Generale delle Nazioni Unite fa sì che tra i docenti vi siano personaggi importantissimi a livello internazionale, come anche premi Nobel. La parità di genere, inoltre, e la parità di nazionalità sia tra gli studenti che tra i docenti, sono il fiore all’occhiello dell’ateneo.

Ce lo spiega Francisco Rojas, intervistato da Cecilia Capanna, mentre ripercorre brillantemente non solo la storia dell’Università della Pace di cui attualmente è rettore, ma anche la sua struttura e i suoi obiettivi passati, presenti e futuri.

È infatti proprio grazie alla “riforma” di Kofi Annan che l’Università, nel 1991, sviluppa 3 nuovi dipartimenti, ognuno contenente differenti master e diverse specializzazioni, un ampio ventaglio di possibilità per personalizzare il percorso offerto allo studente.

Il primo dipartimento, di Ambiente e Sviluppo, vanta un master tradizionale in Ambiente Sviluppo e Pace ed in particolare uno sulla green economy, sostenibile dal punto di vista ambientale, sviluppato assieme a professori di un’Università in Olanda.

Sin dall’inizio tuttavia, spiega Rojas, prima ancora di concentrarsi anche sull’ambiente, la missione dell’Università è sempre stata quella di incoraggiare la solidarietà e la coesistenza pacifica in tutte le sue forme. La risoluzione di conflitti politici geografici, sociali ed economici e la loro prevenzione restano ancora oggi gli imperativi maggiori dell’ateneo, espressi perfettamente dal suo Dipartimento di Pace e Conflitto.

Qui gli studenti, attraverso svariati master, hanno la possibilità di studiare temi come il ruolo delle donne nella costruzione della pace, i mezzi di comunicazione e pace, la corrispondenza di guerra, la difesa della libertà d’informazione, l’educazione alla pace e alla non violenza e i conflitti internazionali assieme alle relative procedure risolutive.

Tuttavia, il dipartimento più antico è certamente il terzo, quello di Diritto Internazionale che, distinguendosi in un indirizzo che affronta la risoluzione delle dispute e in un altro che si occupa di diritto internazionale e diritti umani, dal 1980 forma persone preparate a risolvere conflitti e a concentrarsi sui diritti umani, in tutte le loro forme.

Avvalendosi anche della collaborazione dell’UNICRI di Torino, l’organizzazione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la lotta al crimine organizzato e al riciclo di denaro, il dipartimento sembra essere il più delicato dei tre, sensibile ai moti e alle difficoltà del nostro presente, difficoltà che Francisco Rojas ha esposto a Papa Francesco durante la sua visita romana.

La Pontificia Università Lateranense e l’Università della Pace hanno infatti deciso all’unanimità di firmare un memorandum per la cooperazione, atto alla formazione di operatori per la Pace e Rojas e Papa Francesco, al termine della scorsa udienza generale, si sono incontrati per dialogare sull’attuale situazione internazionale.

Molteplici sono gli scenari che impensieriscono entrambi e che prospettano la necessità di figure specializzate nel diritto e nella risoluzione dei conflitti, che si facciano garanti delle esigenze popolari. L’urgenza accomuna ormai l’intero globo, partendo dalla preoccupante situazione in Medio Oriente con la questione Irachena e quella Curda fino all’ America Latina, sconvolta nelle ultime settimana da continue tensioni fra ribelli e forze governative.

Proprio in quest’ultimo caso, secondo Rojas, la radice delle problematiche sta nelle iniquità sociali in cui troppi paesi versano da decenni.

L’iniquità va a braccetto con la corruzione che, a sua volta, va a braccetto con la violenza, creando lo spazio per una vasta polarizzazione, per la proliferazione delle organizzazioni criminali e per il conseguente calo della fede nei confronti del sistema democratico che, come dichiarato da Rojas, coinvolge ormai ben il 72% della popolazione Sudamericana.

Mentre l’ombra del cambiamento climatico si aggiunge minacciosa a tutte queste problematiche e la concordia fra i governi e fra il popolo diminuisce vertiginosamente, l’Università della Pace continua a sviluppare le figure degli operatori di pace anche oltre il Costa Rica, in diverse parti del mondo, comprendendo quanto sia fondamentale diffondere un’offerta di conoscenza sempre più globale e, conseguentemente, più diversificata.

Le sedi universitarie collegate all’Università della Pace sono disseminate in tutto il mondo. Un esempio è Addis Abeba, dove le problematiche calde africane sono indiscutibilmente in primo piano. A Belgrado l’Università della Pace collabora con l’ECPD (European Center for Peace and Development), dove recentemente si è tenuta una conferenza diretta dal Presidente di Othernews, Roberto Savio.

Nell’Aia, in Olanda, vi è invece una sede che si occupa essenzialmente dei temi di giustizia, mentre nelle Filippine, collaborando con l’università di Manila, gli studenti svolgono lavori che puntano a risolvere problemi concreti del Sud Est Asiatico, spesso riguardanti la piccola imprenditoria e il mondo contadino.

A tal proposito, esemplare è l’esempio raccontato dallo stesso Rojas, di uno studente giapponese che ha inventato un tè estratto dai chicchi di caffè, creando una piccola impresa e conseguendo un discreto successo.

Ma i futuri operatori di pace vengono impiegati anche in azioni pratiche, concrete, per creare i presupposti di dialogo in situazioni compromesse.

L’Università della Pace, dunque, si dedica brillantemente e ininterrottamente da quasi 40 anni all’educazione, un tema normale in una situazione di benessere che però diventa a volte utopistico in situazioni critiche.

In situazioni di guerra, infatti, i primi a venire meno sono i diritti. Nella criticità di un conflitto non vi è sviluppo ma solo una polarizzazione che urge risolvere attraverso prospettive di prevenzione e mediazione.

La ricchezza maggiore nell’Università della Pace è l’unione di più di 60 nazionalità, etnie e culture diverse, in un intreccio di valori culturali diversi che nella loro pluralità stimolano la tolleranza e la sperimentazione concreta  del dialogo.

È in questo proposito che si colloca la collaborazione fra l’Università della Pace e la Pontificia Università Lateranense, in cui la Santa Sede vuole formare le eccellenze della pace.

Un mondo senza guerre ha bisogno di tolleranza e dialogo ma soprattutto della comprensione profonda di un concetto che è alla base della pace: conosciamoci guardando le cose che abbiamo in comune, consideriamo le differenze un’inestimabile opportunità per arricchirci reciprocamente.

Source: https://www.other-news.info/notizie/2019/11/10/luniversita-della-pace-delle-nazioni-unite-eccellenze-a-servizio-della-pace-nel-mondo/